Per affrontare la tristezza del lockdown, fare progetti per il post-pandemia aiuta: non è il momento di ripensare al passato e farsi prendere dalla nostalgia.

Dobbiamo resistere ancora qualche mese. Ed essere ottimisti.

Il 2020, annus horribilis per la sanità e l’economia mondiale: ciò che prima davamo per scontato, come la libertà di riunirci quando, dove e con chi vogliamo, è ora subordinato ai rischi per la salute nostra e altrui. Il futuro è immerso nell’incertezza e nessuno sa dirci quando potremo tornare a vivere come prima.

È in questo scenario che si inserisce un nuovo studio presentato dalle stesse ricercatrici in un articolo di The Conversation, che indaga sul metodo migliore per ritrovare la speranza e non farsi abbattere dalle difficoltà di un periodo che sembra non finire mai.

PASSATO, PRESENTE E FUTURO. Secondo la psicologia positiva, esistono tre approcci per migliorare il proprio benessere psichico: la nostalgia, basata sul ricordo del passato; la gratitudine, basata sull’apprezzamento del presente; “la versione migliore di noi stessi”, basata su un’idea di miglioramento futuro. Lo studio ha cercato di capire quale dei tre fosse l’approccio migliore da adottare in questo periodo, osservando 261 donne britanniche, tra i 18 e i 63 anni, che durante il primo lockdown hanno seguito diverse sessioni di terapia basate su uno dei tre approcci: le loro sensazioni sono state poi confrontate con quelle di un gruppo di controllo che non si era sottoposto ad alcuna terapia.

GUARDARE AL DOMANI. Chi aveva dovuto pensare al futuro e al presente, si era detto più socialmente “connesso” agli altri rispetto a chi aveva invece ripensato a eventi passati. Secondo lo studio, la nostalgia provocherebbe nelle persone un senso di perdita: pensare a ciò che potevamo fare ma non possiamo fare più, ci farebbe sentire impotenti nei confronti di un presente incerto come quello che stiamo vivendo.

Guardare avanti era forse più facile durante il primo lockdown: non sapevamo quanto sarebbe durata l’emergenza sanitaria, ma avevamo la speranza che il virus se ne sarebbe andato in pochi mesi (anche se la scienza invitava a non abbassare la guardia). E così, per molti di noi, il telelavoro era quasi un’opportunità perché ci dava la possibilità di stare a casa e risparmiarci ore e ore imbottigliati nel traffico; e anche le domeniche passate sul divano, davanti alla tv, diventavano un modo per staccare la spina.

NUOVE SPERANZE. Con l’arrivo della seconda ondata di contagi autunnale e i nuovi lockdown in molte regioni italiane, pensare al futuro è diventato sempre più difficile. Le giornate grigie, l’aumento dei contagi e la stanchezza di mesi di lotta contro un nemico invisibile hanno reso quasi impossibile pensare positivo. Ora, un appiglio per ricominciare a sperare ce l’abbiamo: i vaccini, che seppur non metteranno da soli fine alla pandemia in qualche mese, si stanno rivelando sicuri ed efficaci. E ci aiutano a vedere la luce in fondo al tunnel.