Cina: Ecco le 10 cose da evitare tassativamente

Per usare un famoso proverbio cinese: “È inutile temere ciò che non si può evitare”. Il paradosso è che proprio il governo cinese, oppone il suo veto a tutta una serie di attività, idee, siti e a volte persino parole, alzando continuamente l’asticella di ciò che è inevitabile.

Ecco l’elenco delle 10 cose da evitare tassativamente in Cina:

1. ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE
Nella provincia dello Hunan, il popolare libro di Lewis Carroll è stato vietato. Ma la colpa non è degli accenni di satira verso i governi autoritari e la religione. La ragione del divieto è più semplice: “Gli animali non possono usare linguaggio umano. E sarebbe disastroso mettere animali e persone sullo stesso livello”. Non è andata meglio al libro Scelte difficili di Hillary Clinton: non sarà tradotto in cinese perché contiene critiche al governo cinese e… al suo abuso della censura.

2. I TELEFILM AMERICANI
Recentemente il governo cinese si è espresso anche contro alcuni telefilm americani come The Good Wife, NCIS, The Practice e The Big Bang Theory. Perché? “mettono in discussione la Costituzione cinese e in pericolo la sovranità nazionale, provocando problemi nella società”. Curiosamente si è scoperto che da alcune utenze internet del governo sono stati scaricati da Netflix gli episodi della serie tv “House of cards”, incentrata sugli intrighi politici di Washington.

3. FACEBOOK
Il social network è bloccato dai server cinesi, così come lo sono Twitter e Youtube. Instagram invece si può usare. Ma non è stato sempre così: le luci su Facebook si sono spente nel 2009, quando il governo cinese ne ha individuato il potenziale “sovversivo”.

4. IL GIOCO D’AZZARDO
Il gioco d’azzardo in Cina è illegale dal 1949. Uniche eccezioni, le due lotterie di stato e i casinò di Macao, l’ex colonia portoghese, dove però è vietato fare qualsiasi tipo di pubblicità per strada al gioco. In compenso a gennaio è caduto dopo 14 anni il divieto di possedere una console di videogiochi.

5. CERCARE PARTNER IN RETE
La buona notizia è che il divieto vale solo per i militari, non per tutti. Per evitare che i militari raccontino segreti di stato ai 4 venti non possono neppure tenere un blog, accedere agli internet point e usare i forum.

6. RICORDARE IL MASSACRO DI PIAZZA TIENANMEN
Sono passati 25 anni dalle proteste degli studenti (con l’appoggio di intellettuali e operai) a Piazza Tienamen a Pechino. Ma la ferita è ancora aperta: la repressione del governo fu molto dura e l’esercito sparò sulla folla. E Tienanmen è il grande tabù, che fa sì che vengano bloccati siti web che ne parlano così come qualsiasi manifestazione commemorativa.

7. IL GELSOMINO
Timorosi che la cosiddetta “rivoluzione dei gelsomini” in Tunisia ne avrebbe potuto ispirare una simile, il Partito Comunista Cinese ha chiesto che la parola venisse bloccata nei messaggi e nelle chat e nei testi delle canzoni. E in alcuni casi è stata anche vietata la vendita di gelsomini al mercato.

8. BRAD PITT, HARRISON FORD E RICHARD GERE
Al governo cinese non piacciono i sostenitori dell’indipendenza tibetana. Per questo è stato vietato l’ingresso nel paese a Harrison Ford e Richard Gere, che hanno espresso pubblicamente il loro sostegno alla causa del Tibet. Anche Martin Scorsese non è il benvenuto, per via del suo film del 1997, Kundun, che racconta la vita e l’esilio del Dalai Lama. Brad Pitt invece è indesiderato per essere stato il protagonista di Sette anni in Tibet.

9. I FILM STRANIERI
I legislatori cinesi permettono non più di 34 film stranieri nei cinema ogni anno, limitando l’accesso a molti film di Hollywood. Vale anche per registi cinesi come Ang Lee vincitore dell’Oscar per la miglior regia nel 2005. Il suo film, I segreti di Brokeback Mountain, non è mai stato proiettato in un cinema in Cina. Avatarin 2D nel 2010 fu rimosso dai cinema dopo due settimane: un solerte censore vi vide un’allegoria della politica cinese degli sgomberi. In compenso il mercato dei dvd (illegali) è fiorente. Basta sapere cercare.

10. BITCOIN
A dicembre 2013, la Banca popolare di Cina ha vietato le vendite di Bitcoin, la moneta virtuale del web, e esteso il divieto ad istituti finanziari che operano con bitcoin, ordinando loro di fermare le attività entro il 31 gennaio, l’inizio del Capodanno cinese. Dal 14 gennaio anche il sito di ecommerce Alibabà ha vietato l’uso di Bitcoin.

 

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