Le nuove regole dell’Unione Europea per rendere più sicuro internet
Il Digital Services Act garantisce all’Ue ampi poteri d’emergenza sulle piattaforme tecnologiche, ma non soddisfa tutti

L’Unione europea (Ue) ha approvato il Digital Services Act (Dsa), che consentirebbe alle autorità di imporre uno stato di emergenza su siti di social media, motori di ricerca e mercati online.

Il “meccanismo di crisi” rientra in una lunga serie di norme contenute nel Dsa, un regolamento che ha l’obiettivo di rendere internet un ambiente più sicuro. Il Digital Services Act, sollecitato dall’invasione russa dell’Ucraina, garantirà alle autorità europee un’influenza significativa sulle modalità con cui le principali piattaforme tecnologiche con più di quarantacinque milioni di utenti nell’Ue – come Facebook, TikTok e Amazon – vengono gestite durante le pandemie e le guerre.

Il meccanismo di crisi del Dsa
“È stato concordato che quando si verifica una crisi, per esempio una minaccia alla sicurezza pubblica o alla salute, la Commissione avrà la facoltà di richiedere alle grandi piattaforme di limitare qualsiasi minaccia urgente”, spiega Henna Virkkunen, una parlamentare europea finlandese del Partito Popolare Europeo, che ha partecipato ai negoziati.

Le nuove regole daranno alle autorità europee anche nuovi poteri che costringeranno le piattaforme tecnologiche ad essere più trasparenti circa il funzionamento dei loro algoritmi, a rimuovere un maggior numero di contenuti o prodotti definiti “illegali“, e limitare la pubblicità basata su informazioni sensibili, come l’etnia, l’orientamento sessuale o l’affiliazione politica. Saranno vietati i dark pattern (dei meccanismi per indurre un utente a compiere una determinata azione) e la pubblicità mirata ai bambini. Le multe per le piattaforme che non si dovessero conformano possono arrivare fino al sei per cento del fatturato globale.

La Commissione europea, guidata dalla presidente Ursula von der Leyen, sarà responsabile dell’applicazione della legge, ponendo di fatto fine a un sistema che vede l’Irlanda – il paese in cui la maggior parte delle grandi piattaforme tecnologiche hanno la loro sede europea – ospitare l’unico ente regolatore in grado di applicare le regole. I ventisette stati membri dell’Ue avranno anche una maggiore influenza sulla moderazione dei contenuti presenti su piattaforme come Facebook e YouTube: “Ogni autorità nazionale sarà in grado di richiedere la rimozione di contenuti illegali, indipendentemente da dove si trovi la sede europea della piattaforma“, ha spiegato il commissario europeo per il mercato interno Thierry Breton prima della conclusione dei negoziati e a poche ore dall’accordo sulle nuove regole.

Il meccanismo di crisi si è rivelato una delle norme più controverse del nuovo pacchetto: “Sembra che la guerra in Ucraina abbia creato per i sostenitori di restrizioni più severe un’opportunità politica per spingere la loro agenda”, ha detto Daphne Keller, responsabile della regolamentazione delle piattaforme al Cyber Policy Center di Stanford.

Le piattaforme tecnologiche hanno ricoperto un ruolo significativo nella definizione della reazione dei cittadini alla pandemia di Covid-19 e alla guerra in Ucraina. L’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrell ha descritto la diffusione della disinformazione russa sull’Ucraina sull’internet europeo come una “minaccia diretta” alla sicurezza. Nel febbraio 2020 Amazon ha fatto sapere di aver vietato la vendita di oltre un milione di prodotti che promettevano di curare o proteggere le persone dal coronavirus.

Fino a oggi in Europa non c’è mai stata una legge che permettesse alle autorità di intervenire sul funzionamento delle piattaforme in caso di minacce alla salute pubblica o alla sicurezza. Quando a seguito all’invasione dell’Ucraina hanno deciso di bloccare i media accusati di diffondere propaganda russa, come Sputnik e Rt, i legislatori dell’Ue si sono appoggiati alle sanzioni e alla volontà delle piattaforme di collaborare. “Non possiamo contare solo sulla buona volontà delle piattaforme quando si affrontano crisi, pandemie o guerre”, ha dichiarato Breton.

Le critiche
I critici del meccanismo di crisi temono che concentri troppo potere nelle mani della Commissione europea. A Facebook non dovrebbe essere consentito di prendere decisioni importanti sullo spazio globale dell’informazione in autonomia, spiega Jan Penfrat, consulente di Edri, un gruppo per i diritti digitali che ha sede a Bruxelles, “ma allo stesso tempo, non vogliamo nemmeno che sia l’esecutivo europeo, che è un organo politico che subisce molta pressione da parte degli stati membri, l’unica istituzione a decidere, soprattutto in situazioni di crisi”.

Anche se i legislatori europei hanno raggiunto un accordo politico sul Dsa, la formulazione del regolamento e i dettagli tecnici devono ancora essere definiti, e non è chiaro quali poteri la Commissione avrà sulle piattaforme tecnologiche in tempi di crisi.