Qualcosa di non ancora identificato con certezza ha colpito molti giovani al rientro da Gallipoli, Riccione, Pag e Corfù. I sintomi somigliano a quelli del Covid-19, ma i tamponi sono negativi e le analisi dell’acqua del mare escludono la presenza di microrganismi pericolosi.

Circolano video di persone affette da sintomi simil-influenzali subito dopo il rientro dalle vacanze. Su TikTok, molti ragazzi si mostrano raffreddati, in condizioni fisiche non buone e con termometri che registrano febbre oltre i 38°C.

Non sono rare, sui social, le frasi e i commenti che alludono alla presunta pericolosità di alcune note località turistiche, spesso associate a questo malanno. Ad avere attirato l’attenzione più di altre mete balneari è anzitutto la gettonatissima Gallipoli, ma hanno manifestato sintomi simili anche giovani al rientro da Riccione, da Pag in Croazia e da Corfù in Grecia. Insomma, all’apparenza sembrerebbe proprio trattarsi di un’infezione di tipo virale o batterico, ma al momento si sta faticando a comprendere quale sia l’origine, dato che tutte le ipotesi finora avanzate presentano delle incongruenze o quantomeno lasciano zone grigie che richiedono maggiori approfondimenti.

Un’epidemiologia ancora incerta (e dai dati ufficiali non traspare nulla)
Dato che a segnalare per primi l’accumularsi di casi su TikTok sono stati giovani – spesso poco più che maggiorenni – c’è chi ipotizza che sia proprio la fascia di età intorno ai 18-20 anni quella più a rischio. È comunque difficile però, per adesso, stabilirlo in modo scientificamente e statisticamente solido: potrebbe trattarsi semplicemente dell’effetto della maggiore propensione di certe fasce d’età a condividere informazioni del genere sui social network, e fino all’eventuale arrivo di una valutazione epidemiologica completa si tratta di poco più che chiacchiere da bar.

I sintomi più frequentemente citati sono occhi rossi, spossatezza, febbre, raffreddore, tosse e mal di gola, e nella maggior parte dei casi le persone che hanno manifestato questi sintomi dopo il rientro dalle ferie dichiarano di essersi curati con semplici farmaci da banco, dichiarando di avere avuto una buona ripresa già nel giro di qualche giorno. A quanto risulta, comunque, il numero di ricoveri ospedalieri o di accessi al pronto soccorso non ha subito un significativo aumento, né tra i giovani né nella popolazione generale, lasciando intendere che il fenomeno sia relativamente piccolo o che quantomeno non comporti una frequenza significativa di complicazioni rilevanti.

Le ipotesi sul virus e il danno d’immagine
Sui social network le notizie anche in questo caso si sono diffuse in fretta, tanto che l’allarme per un presunto rischio sanitario ha spaventato una parte dei turisti, preoccupati dalla possibile presenza di un batterio o di un virus in una parte delle acque del litorale pugliese. Per ora non ci sono certezze sull’origine della malattia, ma parrebbero esserci alcuni fattori che accomunano tutte le persone che hanno sofferto dei sintomi: l’età, la località frequentata e la tipologia dei problemi di salute riscontrati.

Una delle prime ipotesi emerse è – ovviamente – che si trattasse del virus Sars-Cov-2, ma quasi tutti i protagonisti dei video si sono sottoposti al tampone registrando (almeno secondo quanto dichiarato) un esito negativo. Si è pensato allora a una nuova variante virale, magari non rilevabile dai tamponi più venduti in farmacia, ma questa ipotesi (così come quella di un nuovo virus, diverso dal Sars-Cov-2) non giustificherebbe il perché i casi paiano provenire solamente da poche specifiche località turistiche, anziché da tutto il territorio. Potrebbe trattarsi di una questione temporanea dovuta alle ferie, certo, ma al momento i dati non permettono di saperne di più.

Per qualche giorno si è ipotizzato – in alternativa – che potesse trattarsi di Escherichia coli, il batterio che era stato ritrovato a luglio nella riviera emiliano-romagnola in concentrazioni al di sopra dei limiti, anche se il valore è poi ritornato rapidamente nella norma. Più a sud, le analisi effettuate dal dipartimento di Lecce di Arpa Puglia per valutare la presenza di patogeni (Escherichia coli e non solo) nelle acque di balneazione del mare di Gallipoli hanno dato esito negativo. Lo stesso sindaco della città Stefano Minerva, dopo avere comunicato i risultati dell’indagine, ha ribadito che le acque sono del tutto sicure, nel tentativo di allontanare le critiche verso le amministrazioni locali che dilagano sui social.

Un’ulteriore ipotesi, molto in voga in rete ma derubricata a improbabile di diversi esperti, è che si tratti del batterio Legionella pneumophila, ossia di legionellosi. Anche se non risultano essere stati condotti finora test specifici e sistematici, la dinamica dell’infezione sembrerebbe escludere questa ipotesi – il batterio viene tipicamente trasmesso attraverso l’inalazione aerea di acqua stagnante o dalle tubature, o ancora dagli impianti di aerazione.

Eppure qualcosa c’è
Nonostante il mare pugliese, secondo gli ultimi report pubblicati da Legambiente, risulti tra i più puliti d’Italia, il danno di immagine è di fatto inevitabile e rischia di causare gravi danni al turismo nell’ultima parte della stagione estiva. Anche se ancora non si hanno informazioni certe sulla reale causa di queste infezioni, è comunque improbabile che si tratti di una fake news, di una montatura o di un’isteria collettiva, data la coerenza tra le pubblicazioni social e la concentrazione di casi in poche specifiche aree. La buona notizia, almeno per il momento, è che comunque la malattia pare non essere così aggressiva, dato che in termini di salute pubblica non è stato segnalato alcun particolare allarme.