Il 29 luglio 2022, l’amministrazione, capeggiata dal Sindaco Santarpia, ha approvato il dissesto finanziario del Comune di Frignano, violando l’art. 244 del dlgs 267/2000, in quanto in assenza delle condizioni previste dalla normativa. I due elementi necessari che devono essere presenti per l’approvazione del dissesto sono:

Difficoltà da parte dell’ente ad assolvere le funzioni e i servizi essenziali ed indispensabili per i cittadini;
Presenza di crediti certi, liquidi ed esigibili che non possono essere fronteggiati con le modalità di cui agli artt. 193 e 194 del suddetto dlgs (i cosiddetti “debiti fuori bilancio”).
È pur vero che il Comune di Frignano si trova in una situazione strutturalmente deficitaria, dovuta al mancato pagamento di quasi 5 milioni di euro, quali tributi dei rifiuti, imu, tari e tasi. Tale debito deriva, dunque, dal fatto che tante persone non riescono ad onorare codesti pagamenti.

Orbene, questa situazione non permette al Comune di equilibrare i conti pubblici. A differenza di quanto viene sbandierato dalla squadra politica santarpiniana, nel sostenere che l’ente ha una serie di debiti per circa 5 milioni di euro, è giusto precisare che non si tratta di un debito nel senso stretto del termine, ossia di denaro che il comune deve restituire, ma di tasse e tributi non pagati, ovvero di soldi che non entrano nelle casse comunali. Inoltre, si tratta di alcuni contenziosi che allo stato attuale non sono in alcun modo definiti e che non sono da ritenersi elementi negativi tali da squilibrare i conti del bilancio.

Il suddetto panorama economico è sì da ritenersi strutturalmente deficitario, ma non al punto tale da dichiarare dissestato il comune. L’opposizione al voto da parte della minoranza, formata dai soli consiglieri Simonelli e Mastroianni, è giustificata dalla volontà di risanare tale debito attraverso il riequilibrio di bilancio, ex art. 243bis del dlgs 267/2000, che vede spalmato tale debito in 15 anni.

Codesta situazione è di gran lunga più favorevole ai cittadini rispetto al dissesto finanziario, che vede applicare il massimo delle aliquote per i tributi e negare alcuni servizi imposti dalla disciplina del dissesto, nonchè tutte le spese per i componenti della commissione di liquidazione che dovrà gestire tale dissesto. Questa situazione è, a mio parere, da vedersi come uno scudo di questa amministrazione, nel caso di un fallimento nella gestione dell’ente.

È stato un capriccio da parte del sindaco Santarpia nel voler dimostrare la sua presa di posizione. Una questione di principio personale che ha affossato quei pochi sogni che una comunità può avere in questo periodo. Tale situazione non è da ritenersi scelleratezza amministrativa da parte delle precedenti amministrazioni. Oltretutto l’attuale quadro normativo, talmente protettivo a garanzia dell’ente, non avrebbe permesso di giungere al dissesto con tanta facilità.

Tutto questo poteva essere evitato allorquando ci fosse stato un quadro politico e dirigenziale che si assumesse la responsabilità e il coraggio di andare avanti con sacrificio e determinazione e non gettasse la spugna in questo mal voluto dissesto finanziario.