Covid-19 preso in forma grave fa invecchiare di 20 anni, lo afferma uno studio

Dopo 6 mesi dall’infezione si perdono 10 punti di Qi. Questa la scoperta di un gruppo di ricerca inglese che ha lavorato su 46 pazienti ricoverati in terapia intensiva. Ecco come interpretare i risultati

Ormai lo sappiamo: Covid-19 può causare sintomi neurologici e cognitivi anche piuttosto persistenti. Oggi un gruppo di ricerca dell’Imperial College London ha scoperto che le forme gravi di Covid possono essere associate a un danno cognitivo che corrisponderebbe a un invecchiamento di 20 anni. Come se in un colpo solo si passasse dai 50 ai 70 anni. Misurato a distanza di 6 mesi dall’infezione, il danno per fortuna non è permanente ma è soggetto a un recupero graduale. La ricerca è preliminare, dato che condotta su un piccolo numero di pazienti, e i risultati sono pubblicati su eClinical Medicine, rivista del gruppo Lancet.

Lo studio, nei pazienti gravi
Lo studio non si riferisce (o almeno non soltanto) al Long Covid, che, come mostrato da varie prove, può essere associato anche a forme leggere della malattia. L’attenzione, in questo caso, è rivolta a persone che hanno avuto un’infezione grave, ricoverate in terapia intensiva. Nell’indagine i ricercatori hanno coinvolto 46 partecipanti, ammessi nei reparti di terapia intensiva dell’ospedale universitario Addenbrooke’s Hospital, a Cambridge, nel 2020, durante la prima ondata della pandemia – dunque tutti non vaccinati. Di questi, 16 hanno avuto bisogno della ventilazione meccanica.

Dopo sei mesi, gli autori hanno esaminato le performance cognitive e lo stato psicologico degli individui. I test, svolti con il coordinamento di un supervisore con uno strumento chiamato Cognitron, hanno misurato abilità legate alla memoria, all’attenzione e alla capacità di ragionamento; allo stesso tempo si valutava la presenza di sintomi depressivi o da stress post-traumatico, legati al trauma di una malattia grave e sconosciuta, all’epoca appena comparsa. Le prestazioni sono state comparate con quelle di 460 persone, in un gruppo di controllo specificamente selezionato, non colpito da Covid.

Come interpretare i risultati
Dall’indagine è emerso che le persone guarite, dopo 6 mesi, presentavano una riduzione delle performance paragonabile al cambiamento osservato quando si invecchia di 20 anni, passando dai 50 ai 70 anni. Gli autori segnalano anche che l’alterazione sarebbe equivalente a una perdita di 10 punti nella scala che misura il quoziente intellettivo (Qi). Nell’interpretazione dei risultati gli autori spiegano che il danno cognitivo, persistente nella fase cronica, è associato alla gravità della malattia. I problemi per fortuna rientrano nel tempo, in parte o del tutto, anche se in maniera graduale. Lo studio è uno dei primi che prova a misurare e quantificare l’impatto a distanza di qualche mese dalla patologia. Fra le limitazioni dello studio c’è il fatto che i pazienti gravemente colpiti da Covid presentano spesso sintomi psichici, legati al trauma o comunque all’aver vissuto una malattia severa e debilitante, e questo può avere qualche effetto anche a livello cognitivo.

Altre prove
I meccanismi coinvolti sono ancora in corso di studio da parte di diversi gruppi di ricerca. Un lavoro recente, condotto dall’università di Oxford e pubblicata su Nature nel marzo 2022, ha mostrato che Covid-19 può lasciare tracce visibili nel cervello, con modifiche, per fortuna molto lievi, rilevate a distanza di qualche mese tramite analisi di risonanza magnetica. Le variazioni sono però relative a quel dato momento e non sappiamo se perdureranno ancora e per quanto. Gli esperti segnalano che spesso lo stress emozionale può avere un ruolo anche sulle abilità cognitive e perfino sulle alterazioni visibili a livello cerebrale. Inoltre, non è escluso che anche altre infezioni, soprattutto se gravi, possano avere effetti simili. Sarà importante svolgere altri studi per comprendere meglio il problema, che potrebbe riguardare una buona fetta della popolazione, vista l’ampia diffusione di Covid-19.